Un patto per l'innovazione del Centro Italia
CNA lancia la proposta di un accordo tra Umbria, Toscana, Lazio, Marche e Abruzzo per far valere le esigenze delle imprese e dei territori
Data06/09/2026
“Di fronte alla prospettiva quasi certa di una prossima, drastica riduzione dei fondi europei disponibili per il sostegno allo sviluppo delle imprese e dei territori e di un’estromissione delle Regioni dalla gestione di tali risorse, solo con un patto per l’innovazione del Centro Italia che metta insieme istituzioni regionali, camere di commercio, associazioni di categoria e università potremo sperare di far valere le esigenze dell’Umbria. Ma bisogna fare presto, i tempi stringono, gli altri territori più sviluppati, infatti, si stanno già organizzando”.
Michele Carloni, presidente regionale della CNA, nei giorni scorsi ha già avanzato formalmente la proposta agli interlocutori umbri a nome dell’associazione che rappresenta le micro, piccole e medie imprese dell’Umbria
“Mentre la discussione a livello europeo e nazionale sulla nuova fase di programmazione dei fondi strutturali 2028/2034 si è aperta ormai da un anno, sembra certo che ad andare in porto sarà la proposta avanzata dalla Commissione UE di procedere a una drastica semplificazione degli strumenti attualmente esistenti per arrivare a due soli fondi, di cui uno gestito direttamente dalla stessa Commissione e un altro dai governi nazionali. Qualora ciò avvenisse – puntualizza Carloni - significherebbe che tutti gli strumenti per finanziare la crescita e l’innovazione delle imprese e lo sviluppo del territorio verrebbero gestiti interamente dai vari ministeri, sul modello di quanto già avvenuto con il Pnrr o, nella migliore delle ipotesi, con il Feasr, dal quale discente il cosiddetto Complemento di sviluppo rurale. È evidente che, in uno scenario simile, il rischio più che concreto è che l’Umbria abbia molte meno risorse del passato da poter gestire direttamente, con tutto quello che ne consegue per una regione di queste dimensioni e con le fragilità che tutti conosciamo.”
Nel frattempo le Regioni più industrializzate del Nord (Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia Romagna) si stanno già organizzando e nei giorni scorsi hanno sottoscritto l’accordo Distretto manifatturiero unico del Nord, una sorta di cabina di regia per definire strategie condivise sulle politiche industriali, a cominciare da quelle inerenti temi quali il credito, l’innovazione, la ricerca, i talenti e la semplificazione. Sullo sfondo di tale accordo vi è l’obiettivo dell’ampliamento della Zes a quest’area geografica, ma anche la nuova programmazione europea 2028/2034 e il contrasto alla gestione centralizzata delle politiche di sviluppo.
“E se le Regioni del Sud, per le ragioni storiche che tutti conosciamo, sicuramente potranno contare comunque su fondi ad esse riservati, l’anello più debole rischia di essere un centro Italia che decidesse di presentarsi a questo appuntamento in ordine sparso. Il tutto in un momento difficilissimo sul piano internazionale per le varie crisi in atto e per le conseguenze che ne derivano in termini di aumenti consistenti dei costi dei carburanti, dell’energia e dei beni di prima necessità. Al momento le imprese umbre sono impegnate nella gestione delle attività ordinarie e dei numerosi bandi e incentivi che si sono concentrati in questa parte dell’anno, ma l’autunno è già qui, con le voci sul probabile ulteriore balzo del costo del gas ad aggiungere, se possibile, ulteriori preoccupazioni a quelle che già fronteggiano ogni giorno e che negli ultimi anni sono aumentate in modo esponenziale. Per questo proponiamo di discutere e lavorare con urgenza a una proposta di Patto per l’innovazione tra le regioni del Centro Italia (Umbria, Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo) coinvolgendo le Istituzioni, le associazioni di categoria, le Cciaa e le università. Un patto che potrebbe rappresentare il preambolo per una futura collaborazione anche su altri temi cogenti, come quello delle infrastrutture, a cominciare dal completamento della E78 e ai collegamenti dell’Umbria all’alta velocità. Siamo convinti, infatti, che un’alleanza di questo genere potrebbe rappresentare uno degli strumenti più efficaci per far valere le esigenze dell’Umbria. In primis dalla necessità di aumentare la produttività delle imprese, che in parte dipende dalla capacità di innovare, in parte dalla crescita dimensionale. Siamo una regione caratterizzata soprattutto da imprese piccolissime, servirebbe che nei prossimi anni tante di loro riuscissero a fare un balzo in avanti: da micro a piccole, da piccole a medie, da medie a grandi, anche attraverso sostegni adeguati alle caratteristiche di ognuna. Solo l’innovazione e la crescita dimensionale, infine, potranno consentire all’Umbria di assorbire le figure professionali formate dall’università che oggi non trovano collocazione nel territorio, ma anche di attrarne dall’esterno. Insomma, serve un accordo con le regioni limitrofe se non vogliamo condannare l’Umbria a un ruolo sempre più marginale e a una crisi senza ritorno – conclude il presidente regionale della CNA”.